Ciao a tuttiiiii!!!!!
Ero solo sparita, ma c'ero...
Sono stati anni importanti e tante cose sono successe. Sono molto cambiata da allora, più volte.
Ho impiegato un po' di tempo a far sì che sbocciassi come un bellissimo fiore che cresce fra le rocce e prima piano piano deve farsi forza per uscire e poi, sempre un po' intimorito, per aprire i petali e splendere nel sole...
Ora il mio meraviglioso bimbo, Edoardo, ha quasi 6 anni ed è un bimbo davvero speciale (ogni mamma lo dice, lo so, ma lui è veramente unico: grosso mangiatore di qualsiasi cibo, verdure comprese... bimbo super adattabile anche un po' performante, qualsiasi sport gli proponi lui esegue, a volte ci viene il dubbio di essere un po' troppo soldatini e che lui faccia di tutto più che altro per accontentarci.
Genitori si diventa piano piano, quindi prima o poi capiremo se stiamo facendo bene o male 😉😉😉
Dopo il trauma, avuto al momento della nascita di mio figlio, con tutte le problematiche che si sono strascicate dietro, contenta di come avevo reagito, di come ero riuscita a tenere botta, tutto mi è stato chiaro.
Ho iniziato a praticare yoga nel 1998 e dopo circa 10 anni e vari insegnanti sul mio cammino era un po' che mi frullava in testa l'idea di diventare insegnante io stessa.
Ma poi non mi sentivo mai veramente adeguata... Sono talmente rispettosa di questa disciplina e dei maestri che non ritenevo ancora di essere pronta. Se penso che oggi c'è gente che fa yoga un anno e l'anno dopo fa la scuola insegnanti mi si drizzano i peli sulla schiena... Io credo dovrebbero proibirlo... voi che ne pensate?
Fatto sta che dopo l'esperienza devastante che ho avuto, forte del fatto che lo yoga mi aveva salvato, ho deciso di diventare insegnante di questa meravigliosa e millenaria pratica: Yoga.
Mi sono diplomata nella scuola di un maestro preparato e di grande esperienza Cesare Matarese del Nisargadatta Ashram di Pisa, che mi ha dato tanto a livello di formazione personale oltre che yogica in sé per sé. Il maestro ha anche un bellissimo Ashram a Cetina, vicino Firenze, che vi consiglio di conoscere.
Dopo questa prima formazione non mi sono più fermata, divorata dalla curiosità, dalla voglia di imparare e sapere sempre cose nuove. Ho frequentato scuole e insegnanti appartenenti alla tradizione più classica, Anna Losi e Claudio Conte della Yani, di cui ho frequentato più volte seminari sia a Firenze che Grosseto. Mi sono perdutamente innamorata di ciò che trasmette un grande maestro come Walter Ruta, l'amore incondizionato e infinito che sento uscire da ogni suo poro verso il suo maestro Sri Sri Sri Satchidananda e il suo yoga tosto e incredibile. Gualtiero Vannucci a Livorno, della scuola Sadhana, una pietra miliare dello yoga in Italia. Una bella anima, una delle persone più pure che ho conosciuto, un ragazzo d'oro che ora si divide tra Italia e Spagna è Nico Di Palo, del Nico Yoga Studio. Ho frequentato per due anni ogni mese a Crespina le sue interessanti lezioni teoriche e pratiche sugli Yoga Sutra di Patanjali e sulle virtù dello yoga. Sono ancora grata a Nico per aver fatto parte del gruppo unito e solido che è riuscito a creare nonostante la sua lontananza e per aver conosciuto persone vere che mi fanno ancora sperare nella bontà dell'essere umano. Fra tutte vorrei mandare un grosso abbraccio di luce a Tommasina, forse la persona con cui ero entrata più in confidenza, una donna veramente moderna ma ben in contatto con le radici, che purtroppo ci ha lasciato improvvisamente pochi giorni fa.
Per accontentare poi la mia passione per lo Yoga un po' più dinamico, per il Vinyasa Yoga, lo yoga in cui movimento e respiro viaggiano insieme, ho frequentato alcuni seminari con la bravissima Anna Inferrera che ogni giorno mi ispira con la sua forza e allo stesso tempo dolcezza. Ritengo che Anna sia unica nel creare immagini che aiutano nella pratica a capire, immedesimarsi, vivere le cose a 360°. La pratica non è più solo sul tappetino ma nella vita.
Poi l'incontro prima virtuale e poi la creazione di un'amicizia ormai consolidata e reale con Giselle Bridger, che mi ha aperto le porte degli oli essenziali Doterra e non solo, di cui sono una appassionata utilizzatrice e di cui studio ed esperimento i benefici. Ovviamente Giselle non è solo questo, è un mondo infinito di generosità nel dare, di disponibilità, di insegnamenti quotidiani. La ringrazio anche per avere creato un gruppo forte soprattutto di donne che creano rete e si aiutano a vicenda.
Questa grande passione per gli oli essenziali mi ha poi portato a conoscere l'azienda Flora e a fare con loro e con Renato Tittarelli un interessante corso di Aromaterapia completa di base.
Infine l'incontro casuale (ma al caso proprio non credo) in un parco di Livorno durante la pausa pranzo di un festival yoga con Patrizia Gavoni inventrice dello strumento e metodo SoulSpension, strumento che per capirlo davvero va provato... un'emozione non si spiega, va vissuta...
tante cose ho imparato da lei in pochissimo tempo e ogni volta che ho la fortuna di uno scambio di idee con lei per me è un dono... La sua bellezza è quella del voler davvero cambiare il mondo un pochino alla volte, di far stare le persone meglio, di farle sentire leggere, col cuore aperto, perché se una persona si muove nel mondo in modo sereno e sano tutti ne giovano...
Direi che in pochissimi anni ne sono successe di cose, ho conosciuto tantissime persone, ho cercato di fare gruppo, rete, squadra... Ho ampliato le mie amicizie e il mio mondo spazia in modo sconfinato...
Ringrazio tutti i maestri e le persone incontrate lungo il cammino, anche quelle che mi sono piaciute meno. Tutti hanno contribuito a creare ciò che sono adesso.
Spero di poter aiutare gli altri a stare meglio nel corpo, a riconoscere ogni emozione nel momento in cui si affaccia nel corpo, a gestire e ampliare il proprio respiro, a riuscire a stare seduti comodi e stabili in meditazione.
Da qualche anno il mio motto è LIVE, LIGHT JOY che traduco a modo mio in due modi: vivi leggero nella gioia o vivi nella luce e nella gioia.
M.
il cerchio... what goes around... comes around...
Il cerchio vuole condividere le proprie esperienze personali e conoscenze acquisite nel corso degli anni per favorire in sé e negli altri un processo di crescita personale e cercare di aiutare le persone ad avere sempre almeno un altro punto di vista...
mercoledì 20 settembre 2017
I cento passi... nello Yoga
Etichette:
Anna Inferrera,
Anna Losi,
Cesare Matarese,
Claudio Conte,
Doterra,
Giselle Bridger,
NicoYogaStudio,
Patrizia Gavoni,
Renato Tittarelli,
SoulSpension,
Walter Ruta,
Yani,
yoga
lunedì 22 settembre 2014
DIFFUSORE PER AMBIENTE HOME MADE CERCASI DISPERATAMENTE...
21 settembre 2014...
Oggi abbiamo provato a riprodurre in casa i classici diffusori per ambiente con bastoncini di legno... divertente cercare il contenitore (che si consiglia sullo scuro per proteggere e preservare meglio le essenze da fonti di luce e calore), i bastoncini (di solito per spiedini) e l'olio... sull'olio è stata una lunga discussione... dopo la sfiancante lettura di molti blog e anche la ricerca dei vari possibili oli, dovunque andavamo o questi oli erano esauriti o non ne conoscevano neanche l'esistenza... o i vari commessi si lanciavano in svariate supposizioni freestyle... alla fine avevamo deciso di provare o con olio di cartamo o con olio di mandorle oppure avevamo pronto
il piano B...
ma cos'è l'olio di cartamo?
qualcuno sa rispondermi con sicurezza?
mi sono fatta l'idea che fosse qualcosa per la pittura a olio... boh?!
sprecare l'olio di mandorle che oltretutto a volte è anche profumato mi dispiaceva... per cui alla fine abbiamo optato per l'ultima soluzione...
una parte di acqua, due cucchiai di bicaborbanato e oli essenziali a profusione.
Abbiamo creato dei mix con fiori amari, neroli, menta oppure con patchouli e cannella e domani mi sa che andrò a prendere la tanto suggerita e agognata essenza di lavanda, dalle proprietà rilassanti e calmanti... Insomma alla fine abbiamo deciso per l'unica soluzione che avevamo (dove si andava si andava non si trovava nullaaaa, olio di mandorle a gogò, massaggi come se non ci fosse un domani o smagliature a profusione) e che, per fare un primo esperimento, era anche la più economica... di odore buono in casa ce n'è ma non sono molto convinta né sulla consistenza né su quanto possa durare una cosa così poco oleosa e così poco "impregnante", cioè mi chiedo: "Salirà il liquido in cima al bastoncino o rimarrà lì come un coglione?".
Avete mai provato a fare una cosa del genere?
Avete suggerimenti da dare?
Alla fine della fiera posso dire che è stato divertente cercare di creare qualcosa di unico per la propria casa e che ci rappresentasse e magari da cosa nasce cosa...
P.S.: questa settimana abbiamo fatto in casa: la maionese vegana, il pane azzimo, le polpette, sugo di zucca, sugo di pomodoro, creme caramel e chi più ne ha più ne metta!!!
Buon inizio settimana a tutti
lunedì 20 gennaio 2014
Anno nuovo, vita nuova
Come ogni anno nuovo è tempo di promesse a se stessi di cambiare vita, di migliorare... i buoni propositi che tutti fanno... Ovviamente anch'io non sono esente da questa abitudine che, se presa nel verso giusto, può essere anche costruttiva e portare dei reali miglioramenti nella tua vita...
Quello che mi sono giurata quest'anno era
1) mangiare meglio, in modo più sano ed equilibrato...
2) impegnarmi di più nello studio dello yoga e non disperdere le mie energie dietro alle riviste inutili e stupide che mi passa mia mamma e per cui provo una sorta di trash/assuefazione..
3) e questo è proprio difficile difficile: cercare di non ESPRIMERE GIUDIZI su niente e nessuno, fare meno chiacchiere inutili, non sparlare degli altri...
4) mantenere la calma sempre e comunque, anche di fronte alle più stupide amenità della vita, perché di fronte alle cose serie, quelle che ti mettono davvero alla prova, di solito tirano fuori le palle tutti... è nelle cazzate che di solito ci si perde... nella novantenne che non rispetta la fila alla posta che usciamo di cervello...
Quest'anno è stato lungo e faticoso...
ed è passato in un attimo...
questa estate abbiamo vissuto un intero mese a Bagnone, un paesino in Lunigiana, il terremoto era a un passo da noi... ma diciamo che vivevamo sdoppiati... tre ore la mattina a Bagnone, il resto del giorno a fare terapie al bimbo a Marina di Massa, al Don Gnocchi, il pomeriggio in piscina dal mitico Boris Guinzbourg, che ha inventato il metodo AquaAnanda, che tutti conoscono dappertutto per la bravura, la disponibilità e soprattutto l'allure da santone... Una persona incredibile che riesce a far fare miracoli ai bambini, purtroppo anche a quelli fisicamente e mentalmente disperati...
A novembre poi abbiamo operato il bimbo alla spalla, ancora una volta abbiamo vissuto una settimana fuori casa, tra l'albergo e l'Ospedale Gaslini di Genova...
Di buono c'è da dire che, facendo un bilancio di questo mio anno pazzo e intenso e soprattutto alla luce di quella che sono oggi, rileggendo ciò che ho scritto ormai un anno fa,
sto facendo una gran pulizia: nella mia casa, nel mio armadio, nel mio bagno, nella mia testa...
non ho più mille smalti che stavano lì a marcire o 50 rossetti secchi da buttare...
adesso do più valore alle cose, vado al nocciolo della questione, preferisco avere un oggetto di qualità che è bello vedere invecchiare con me, che finisce con il rappresentarmi davvero, che avere mille cose che cambiavo talmente spesso che alla fine ero arrivata a chiedermi: MA IO CHI SONO?
sono quella punk o quella hippie? sono quella profonda o quella superficiale? sono quella sportiva o quella ultrachic?
se riesci ad eliminare il superfluo e a tornare all'origine te sei te, se conosci la tua parte più intima, quella più vera, finisci anche con il volerti più bene...
sono contenta di chi sono oggi...
so che ci sono molti aspetti da migliorare...
e come ho letto ieri su una rivista:
Quello che mi sono giurata quest'anno era
1) mangiare meglio, in modo più sano ed equilibrato...
2) impegnarmi di più nello studio dello yoga e non disperdere le mie energie dietro alle riviste inutili e stupide che mi passa mia mamma e per cui provo una sorta di trash/assuefazione..
3) e questo è proprio difficile difficile: cercare di non ESPRIMERE GIUDIZI su niente e nessuno, fare meno chiacchiere inutili, non sparlare degli altri...
4) mantenere la calma sempre e comunque, anche di fronte alle più stupide amenità della vita, perché di fronte alle cose serie, quelle che ti mettono davvero alla prova, di solito tirano fuori le palle tutti... è nelle cazzate che di solito ci si perde... nella novantenne che non rispetta la fila alla posta che usciamo di cervello...
Quest'anno è stato lungo e faticoso...
ed è passato in un attimo...
questa estate abbiamo vissuto un intero mese a Bagnone, un paesino in Lunigiana, il terremoto era a un passo da noi... ma diciamo che vivevamo sdoppiati... tre ore la mattina a Bagnone, il resto del giorno a fare terapie al bimbo a Marina di Massa, al Don Gnocchi, il pomeriggio in piscina dal mitico Boris Guinzbourg, che ha inventato il metodo AquaAnanda, che tutti conoscono dappertutto per la bravura, la disponibilità e soprattutto l'allure da santone... Una persona incredibile che riesce a far fare miracoli ai bambini, purtroppo anche a quelli fisicamente e mentalmente disperati...
A novembre poi abbiamo operato il bimbo alla spalla, ancora una volta abbiamo vissuto una settimana fuori casa, tra l'albergo e l'Ospedale Gaslini di Genova...
Di buono c'è da dire che, facendo un bilancio di questo mio anno pazzo e intenso e soprattutto alla luce di quella che sono oggi, rileggendo ciò che ho scritto ormai un anno fa,
sto facendo una gran pulizia: nella mia casa, nel mio armadio, nel mio bagno, nella mia testa...
non ho più mille smalti che stavano lì a marcire o 50 rossetti secchi da buttare...
adesso do più valore alle cose, vado al nocciolo della questione, preferisco avere un oggetto di qualità che è bello vedere invecchiare con me, che finisce con il rappresentarmi davvero, che avere mille cose che cambiavo talmente spesso che alla fine ero arrivata a chiedermi: MA IO CHI SONO?
sono quella punk o quella hippie? sono quella profonda o quella superficiale? sono quella sportiva o quella ultrachic?
se riesci ad eliminare il superfluo e a tornare all'origine te sei te, se conosci la tua parte più intima, quella più vera, finisci anche con il volerti più bene...
sono contenta di chi sono oggi...
so che ci sono molti aspetti da migliorare...
e come ho letto ieri su una rivista:
Non mi volto indietro,
quando scendo dalla nave.
quando scendo dalla nave.
Davanti a me c'è la vita che ho scelto di vivere e, dentro di me,
tutte le parole per raccontarla...
tutte le parole per raccontarla...
mercoledì 9 gennaio 2013
IO HO, MA CHI SONO?
Io ho 189 libri NON LETTI (e
sempre altri 100 che vorrei comprare),
35
riviste non lette e non conto i vestiti perché sarebbe un’impresa impossibile..
Io ho 30 rossetti,
7
burrocacao,
30
ombretti,
6
mascara,
5
fard,
2
ciprie,
2
fondotinta,
1
terra,
1
illuminante,
un
numero imprecisato di pennelli e matite.
Ho
4
profumi,
2
profumi compatti,
52
campioncini di profumo.
Ho
41
smalti
di
cui
9
tra blu, blu cobalto, azzurro, celeste, turchese,
6
con brillantini,
6
fucsia,
5
gradazioni di viola,
5 sfumature
di rosso,
4
rosa,
2
neri,
2
antirosicchia unghie,
1
base indurente,
1
smalto sbiancante istantaneo,
1
olio nutriente per unghie,
1
kit per french manicure,
1
top coat effetto vetro,
2
solventi per unghie.
Ho
dovuto fare per 3 volte, spendendo una cifra pazzesca, la ricostruzione unghie
per capire e accettare definitivamente che le unghie lunghe finte, che siano
tip, gel, acrilico o in muratura, mi
fanno cacare.
Ho
7 diversi prodotti per i capelli.
Ho
4 creme viso giorno,
1
crema viso per la notte,
2
esfolianti viso,
2
struccanti occhi,
1
struccante viso,
1
latte detergente viso (che è la cosa che uso di più, l’unica che uso veramente
mattino e sera),
2
tonici viso,
2
primer viso,
1
primer occhi,
1
siero illuminante viso,
1
acido glicolico per il viso,
1
maschera ultrarapida
energizzante/illuminante,
1
bbcream,
1
correttore,
1
stick antiocchiaie,
4
oli per il corpo,
1
olio intensificatore
dell’abbronzatura,
7
creme corpo,
1
crema anticellulite,
1
fango anticellulite,
1
crema profumata alla pera con i
brillantini,
1
crema antiodore piedi,
1
crema per talloni screpolati,
1
barattolo di Sali riposanti per i piedi,
2
fili interdentali,
2
deodoranti.
E ho il vizio di raccogliere
e portare a casa i sassi del mare…
Riflettendoci bene usiamo
sempre tutti le stesse cose…
Il buon proposito che mi sono
fatta quest’anno è quello di non autogiudicarmi e punirmi come ho sempre fatto
e spero che per questa mia brutta e vecchia abitudine io non sia giudicata e
punita dagli altri. Perché è un mio vizio appunto vecchio e ormai passato.
Ma soprattutto l’obiettivo di
questo nuovo e splendido anno che viene è:
mettere a posto,
eliminare,
regalare,
buttare.
Queste sono tutte azioni che
mi fanno stare bene.
Un ambiente pulito e ordinato
rispecchia una mente armoniosa ed equilibrata.
Una casa, un armadio sono da
contraltare di un ambiente e di una persona sana, che non vive negli eccessi.
Pulizia, pulizia, pulizia per andare al fondo di noi stessi, per ricercare la verità dentro e guardare meno al fuori.
!!!Buon 2013 a tutti voi!!!
martedì 13 novembre 2012
La Guerra è Dichiarata
Della serie "Volemosse bbbene" lunedì sera siamo andati al cinema a vedere un film francese del 2011 intitolato "La guerra è dichiarata" di e con Valérie Donzelli, interpretato anche da Jérémie Elkaim.
Per chi non sapesse chi sono queste due persone, esse sono nientepopodimenoche la mamma e il babbo del bambino di cui raccontano la storia.
Bambino di cui all'età di 18 mesi hanno scoperto avere un tumore al cervello, operato immediatamente e senza preavviso, che si è rivelato poi nel corso degli anni anche uno dei più maligni e aggressivi esistenti.
La bellezza di questo film risiede nella diversità, nell'essere totalmente diverso da altri film cupi e drammatici che trattano tematiche simili.
Non solo la pellicola non mostra mai mai e poi mai il bimbo malato, le ferite post operatorie, i segni del corpo sfinito da una lunghissima chemioterapia, ma mostra la forza, l'allegria, la determinazione, l'unione che devono necessariamente esserci per far fronte a un episodio di tale portata.
Avendo vissuto qualcosa di simile posso dire che la regista è stata veramente molto brava nel delineare con pochissime pennellate, mai tragiche mai deprimenti, quello che veramente accade, il dietro le quinte di una tragedia reale.
Il vestirsi lentamente e metodicamente per entrare nel reparto di terapia intensiva, l'ansia per il non sapere mai cosa ti aspetta, il pensare in continuazione al peggio, ma il saper anche riderci su.
La scena più bella del film infatti a mio avviso è quando la sera prima dell'operazione i due genitori ipotizzano tutte le peggiori malattie o traumi che potrebbero colpire il figlio e alzano sempre di più la posta, fino a rendere il tutto talmente assurdo e grottesco da permettergli da una parte di prendervi le distanze ma anche di prepararsi veramente al tutto per tutto.
Un film allegro, positivo, musicale, ritmato fino all'ultima scena con il bimbo di 8 anni vivo e sano (non gli avevano che dato pochissimi anni di vita) che cammina felice sulla spiaggia con i genitori e strizza l'occhio al pubblico come a dire: "Ce l'ho fatta", "è possibile".
Un'ultima riflessione è da dedicare al fatto che i genitori, per quanto uniti e forti fino alla fine, abbiamo deciso di lasciarsi, di separare le proprie vite amorose pur continuando a prendersi cura entrambi del bambino.
In un'intervista che ho letto c'era scritto che lo stare insieme non avrebbe che reitarato in loro il ricordo di quei giorni tristi, la sofferenza... tutto ciò era qualcosa da cui volevano fuggire via per sempre.
Banalmente pensiamo che un'esperienza così grande non possa che unire fino alla fine dei giorni due persone che si sono amate tanto e che hanno dovuto soffrire insieme...
Invece la scelta di questa coppia mi fa veramente ancora una volta affermare che SOLO CHI HA SUBITO UNA COSA SIMILE può davvero capire cosa vuol dire.
Le dinamiche che ne scaturiscono dopo e che sono diverse per ognuno non ci sono date sapere ma vanno sempre e comunqu rispettate.
Voi che ne pensate?
Per chi non sapesse chi sono queste due persone, esse sono nientepopodimenoche la mamma e il babbo del bambino di cui raccontano la storia.
Bambino di cui all'età di 18 mesi hanno scoperto avere un tumore al cervello, operato immediatamente e senza preavviso, che si è rivelato poi nel corso degli anni anche uno dei più maligni e aggressivi esistenti.La bellezza di questo film risiede nella diversità, nell'essere totalmente diverso da altri film cupi e drammatici che trattano tematiche simili.
Non solo la pellicola non mostra mai mai e poi mai il bimbo malato, le ferite post operatorie, i segni del corpo sfinito da una lunghissima chemioterapia, ma mostra la forza, l'allegria, la determinazione, l'unione che devono necessariamente esserci per far fronte a un episodio di tale portata.
Avendo vissuto qualcosa di simile posso dire che la regista è stata veramente molto brava nel delineare con pochissime pennellate, mai tragiche mai deprimenti, quello che veramente accade, il dietro le quinte di una tragedia reale.
Il vestirsi lentamente e metodicamente per entrare nel reparto di terapia intensiva, l'ansia per il non sapere mai cosa ti aspetta, il pensare in continuazione al peggio, ma il saper anche riderci su.
La scena più bella del film infatti a mio avviso è quando la sera prima dell'operazione i due genitori ipotizzano tutte le peggiori malattie o traumi che potrebbero colpire il figlio e alzano sempre di più la posta, fino a rendere il tutto talmente assurdo e grottesco da permettergli da una parte di prendervi le distanze ma anche di prepararsi veramente al tutto per tutto.
Un film allegro, positivo, musicale, ritmato fino all'ultima scena con il bimbo di 8 anni vivo e sano (non gli avevano che dato pochissimi anni di vita) che cammina felice sulla spiaggia con i genitori e strizza l'occhio al pubblico come a dire: "Ce l'ho fatta", "è possibile".
Un'ultima riflessione è da dedicare al fatto che i genitori, per quanto uniti e forti fino alla fine, abbiamo deciso di lasciarsi, di separare le proprie vite amorose pur continuando a prendersi cura entrambi del bambino.
In un'intervista che ho letto c'era scritto che lo stare insieme non avrebbe che reitarato in loro il ricordo di quei giorni tristi, la sofferenza... tutto ciò era qualcosa da cui volevano fuggire via per sempre.
Banalmente pensiamo che un'esperienza così grande non possa che unire fino alla fine dei giorni due persone che si sono amate tanto e che hanno dovuto soffrire insieme...
Invece la scelta di questa coppia mi fa veramente ancora una volta affermare che SOLO CHI HA SUBITO UNA COSA SIMILE può davvero capire cosa vuol dire.
Le dinamiche che ne scaturiscono dopo e che sono diverse per ognuno non ci sono date sapere ma vanno sempre e comunqu rispettate.
Voi che ne pensate?
domenica 11 novembre 2012
LO RILEGGEREI!!!
Ho appena finito di leggere per la seconda volta un libro che si legge veramente in pochi giorni, veloce veloce carino carino... che in qualche modo può arricchire dentro... è la biografia di Camila Raznovich, la presentatrice televisiva di vari programmi sul sesso o sulla maternità ed ex vj di MTV.
Quella che aveva i capelli lunghissimi, capelli che, come racconta anche nel libro, nel suo passato hanno simboleggiato più cose e a un certo punto anche una grandissima svolta.
Una vita intensissima la sua e divisibile in milioni di altre piccole altre vite.
Ho comprato questo libro non appena ho letto che i suoi genitori sono stati per tantissimi anni seguaci dell'ormai famoso OSHO, filosofo, mistico e maestro spirituale indiano.
Seguaci a tal punto da andare in India più volte nella comunità di Puna e da risiedere nelle varie comunità di sannyasin sparse in giro per il mondo. Questa esperienza vissuta da Camila di rimando, in quanto scelta comunque imposta dai genitori, l'ha sicuramente arricchita insegnandole cose che normalmente un genitore pensa di insegnare al proprio figlio ma che poi, nella realtà, mai applica realmente (e la media cultura borghese italiana ha questo vizietto del predicare bene e razzolare male): la mancanza del senso di possesso di una stanza propria o addirittura di vestiti propri, la mancanza di tabù sessuali e soprattutto l'accettazione totale e piena del proprio corpo bello o brutto che sia, la fratellanza, l'assenza di gerarchie. Ma quest'esperienza ha avuto per la presentatrice anche degli aspetti più difficili come la difficoltà di reinserirsi in realtà più "normali" e fighette come i licei bene di Milano, il vagabondare in giro per il mondo senza una fissa dimora, ospiti di amici che erano ospiti di altri amici, un certo senso di inadeguatezza o imbarazzo in certe situazioni, la solitudine come quando Camila è stata mandata in una comunità londinese per quattro mesi completamente sola a soli dieci anni, fino ad arrivare all'aver subito un vero e proprio abuso fisico-sessuale da parte di un amico dei genitori.
Il bello del libro è proprio il vedere come Camila s'interroghi e si guardi dentro per ricucire la dicotomia di queste due vite totalmente diverse per non provare più disagio per la lacerazione interna che sente di avere.
E chi di noi non ha mai sentito un conflitto interiore alzi la mano!
Una vita tra pailletes, successo televisivo, soldi e fama e una vita con maglioni arancioni di due taglie più grandi.
I capelli lunghi come simbolo di libertà assoluta, di vita vagabonda e spiritualità e il taglio poi dei capelli di ritorno dall'Inghilterra, quando ormai i genitori avevano deciso di venire fuori da tutto ciò, come simbolo ancora una volta di riappropriazione delle proprie vite e della propria identità.
Un libro ricco di pagine intime, di fotografie, di vita vissuta e anche di dolore.
Allego una delle pagine più belle e che, secondo me, possono essere d'insegnamento e ispirazione anche per noi...
Ho imparato che la libertà è una delle cose più difficili da gestire in modo maturo, saggio e costruttivo.
Che si nasce e si muore da soli, ma che chi si incontra sul cammino rende il nostro viaggio più interessante.
Che soprattutto dalle esperienze più dure si esce rafforzati e cresciuti.
Ho imparato che chi non ha la fortuna di avere un po’ di sfortuna, è sfortunato.
Che niente può essere barattato con la vita, in quanto ricerca, consapevolezza, in quanto vita. La propria.
Che il passato è già stato, che il futuro non è ancora e che l’unica cosa per cui vale la pena di vivere è il momento presente.
Ho imparato che la morte è certa, istantanea, potentissima.
Ho imparato che poi si rinasce. Sempre.
Ho imparato che tutto passa, anche il dolore più acuto, l’ingiustizia più grande, tutto, se paragonato alla vastità dell’universo, assume una piccolezza irrilevante.
Che l’amore ha poco a che vedere con la persona amata, e tutto a che vedere con noi stessi. È uno stato dell’anima proiettato abbastanza casualmente su chi ci sta di fronte.
Ho imparato che l’unico modo per ricevere amore è darne. Tanto.
Che vale la pena di sacrificare tutto per vivere una vita piena, totale, mentre non c’è nulla per cui valga la pena di sacrificare la vita.
Che la verità e l’onestà non sempre vincono, ma chissenefrega! Ti aiutano a dormire meglio e a morire più leggero.
Ho imparato che la solitudine deve diventare la nostra più fedele amica, che conoscerla è molto più utile che non evitarla.
Che vivere avendo paura è la più grande schiavitù che l’essere umano possa conoscere.
Ho imparato che non c’è cosa al mondo che non ci si possa pemettere di sognare. E che niente dovrebbe rimanere solo “nei sogni”.
Che i sogni sono il motore dell’anima, che quando finiscono è la fine.
Che la curiosità è l’unica vera forza vitale: se sei curioso chiedi, se chiedi indaghi, se indaghi ricerchi, se ricerchi qualcosa trovi.
Ho imparato che la gratitudine, quella vera, quella sentita, quella incondizionata, è la più alta forma di rispetto.
Che nella vita tutto torna, ciò che semini raccogli.
Ho imparato che non è la perfezione a renderci attraenti, ma conoscere i nostri demoni e farci pace.
Che per perdonare se stessi ci vuole molto coraggio.
Ho imparato che quando si salta c’è una rete sotto. Sempre.
Per tutte queste ragioni e molte altre che oggi ancora non mi è dato conoscere, io lo rifarei.
Tutto il percorso. Accidentato, disordinato, rischioso.
Tutto, esattamente uguale a ciò che è stato.
Tratto dal libro: Lo rifarei – Camila Raznovich – Editore Baldini Castoldi Dalai – €. 17.00
Quella che aveva i capelli lunghissimi, capelli che, come racconta anche nel libro, nel suo passato hanno simboleggiato più cose e a un certo punto anche una grandissima svolta.
Una vita intensissima la sua e divisibile in milioni di altre piccole altre vite.
Ho comprato questo libro non appena ho letto che i suoi genitori sono stati per tantissimi anni seguaci dell'ormai famoso OSHO, filosofo, mistico e maestro spirituale indiano.Seguaci a tal punto da andare in India più volte nella comunità di Puna e da risiedere nelle varie comunità di sannyasin sparse in giro per il mondo. Questa esperienza vissuta da Camila di rimando, in quanto scelta comunque imposta dai genitori, l'ha sicuramente arricchita insegnandole cose che normalmente un genitore pensa di insegnare al proprio figlio ma che poi, nella realtà, mai applica realmente (e la media cultura borghese italiana ha questo vizietto del predicare bene e razzolare male): la mancanza del senso di possesso di una stanza propria o addirittura di vestiti propri, la mancanza di tabù sessuali e soprattutto l'accettazione totale e piena del proprio corpo bello o brutto che sia, la fratellanza, l'assenza di gerarchie. Ma quest'esperienza ha avuto per la presentatrice anche degli aspetti più difficili come la difficoltà di reinserirsi in realtà più "normali" e fighette come i licei bene di Milano, il vagabondare in giro per il mondo senza una fissa dimora, ospiti di amici che erano ospiti di altri amici, un certo senso di inadeguatezza o imbarazzo in certe situazioni, la solitudine come quando Camila è stata mandata in una comunità londinese per quattro mesi completamente sola a soli dieci anni, fino ad arrivare all'aver subito un vero e proprio abuso fisico-sessuale da parte di un amico dei genitori.
Il bello del libro è proprio il vedere come Camila s'interroghi e si guardi dentro per ricucire la dicotomia di queste due vite totalmente diverse per non provare più disagio per la lacerazione interna che sente di avere.
E chi di noi non ha mai sentito un conflitto interiore alzi la mano!
Una vita tra pailletes, successo televisivo, soldi e fama e una vita con maglioni arancioni di due taglie più grandi.
I capelli lunghi come simbolo di libertà assoluta, di vita vagabonda e spiritualità e il taglio poi dei capelli di ritorno dall'Inghilterra, quando ormai i genitori avevano deciso di venire fuori da tutto ciò, come simbolo ancora una volta di riappropriazione delle proprie vite e della propria identità.
Un libro ricco di pagine intime, di fotografie, di vita vissuta e anche di dolore.
Allego una delle pagine più belle e che, secondo me, possono essere d'insegnamento e ispirazione anche per noi...
Ho imparato che la libertà è una delle cose più difficili da gestire in modo maturo, saggio e costruttivo.
Che si nasce e si muore da soli, ma che chi si incontra sul cammino rende il nostro viaggio più interessante.
Che soprattutto dalle esperienze più dure si esce rafforzati e cresciuti.
Ho imparato che chi non ha la fortuna di avere un po’ di sfortuna, è sfortunato.
Che niente può essere barattato con la vita, in quanto ricerca, consapevolezza, in quanto vita. La propria.
Che il passato è già stato, che il futuro non è ancora e che l’unica cosa per cui vale la pena di vivere è il momento presente.
Ho imparato che la morte è certa, istantanea, potentissima.
Ho imparato che poi si rinasce. Sempre.
Ho imparato che tutto passa, anche il dolore più acuto, l’ingiustizia più grande, tutto, se paragonato alla vastità dell’universo, assume una piccolezza irrilevante.
Che l’amore ha poco a che vedere con la persona amata, e tutto a che vedere con noi stessi. È uno stato dell’anima proiettato abbastanza casualmente su chi ci sta di fronte.
Ho imparato che l’unico modo per ricevere amore è darne. Tanto.
Che vale la pena di sacrificare tutto per vivere una vita piena, totale, mentre non c’è nulla per cui valga la pena di sacrificare la vita.
Che la verità e l’onestà non sempre vincono, ma chissenefrega! Ti aiutano a dormire meglio e a morire più leggero.
Ho imparato che la solitudine deve diventare la nostra più fedele amica, che conoscerla è molto più utile che non evitarla.
Che vivere avendo paura è la più grande schiavitù che l’essere umano possa conoscere.
Ho imparato che non c’è cosa al mondo che non ci si possa pemettere di sognare. E che niente dovrebbe rimanere solo “nei sogni”.
Che i sogni sono il motore dell’anima, che quando finiscono è la fine.
Che la curiosità è l’unica vera forza vitale: se sei curioso chiedi, se chiedi indaghi, se indaghi ricerchi, se ricerchi qualcosa trovi.
Ho imparato che la gratitudine, quella vera, quella sentita, quella incondizionata, è la più alta forma di rispetto.
Che nella vita tutto torna, ciò che semini raccogli.
Ho imparato che non è la perfezione a renderci attraenti, ma conoscere i nostri demoni e farci pace.
Che per perdonare se stessi ci vuole molto coraggio.
Ho imparato che quando si salta c’è una rete sotto. Sempre.
Per tutte queste ragioni e molte altre che oggi ancora non mi è dato conoscere, io lo rifarei.
Tutto il percorso. Accidentato, disordinato, rischioso.
Tutto, esattamente uguale a ciò che è stato.
Tratto dal libro: Lo rifarei – Camila Raznovich – Editore Baldini Castoldi Dalai – €. 17.00
giovedì 8 novembre 2012
2012: ANNO BISESTO ANNO FUNESTO. COME REAGIRE?
Il 2012 è stato uno sfacelo totale un po’
per tutte le persone che conosco e a cui voglio bene. Difficilmente ho
sentito di qualcuno che quest’anno ha portato a buon fine un progetto o a
cui la ruota è girata bene. C’è chi ha perso un genitore, chi ha
scoperto di avere una malattia abbastanza grave o comunque degenerativa,
chi ha perso il lavoro o chi lo perderà, nella mia città (un po’ come
in tutta Italia) i negozi storici stanno chiudendo per fare spazio a
grandi catene di distribuzione che finiranno con l’omologarci sempre più
o peggio tanti negozi sono rimasti mura vuote senza che nessuno
investisse in esse. Fa un’enorme tristezza camminare in vie dove prima
circolava la vita, dove c’era “movimento” e dove ora è il nulla. Vuoto.
Morte di idee.
La parola crisi è ripetuta come un mantra da quasi la totalità della popolazione e io che credo nel pensiero costruttore ho paura che se continuiamo di questo passo a non immettere mai positività e buoni propositi, se non cominciamo a sostituire parole d’amore e di speranza, questa crisi non solo finiremo con l’attirarla nelle nostre vite ma la rafforzeremo a tal punto che poi non ci sarà altra scelta.
Se dovessi parlare della mia esperienza personale direi che questo è senza ombra di dubbio l’anno più brutto della mia vita. Me ne sono successe veramente di tutti i colori e la parola che caratterizza tutto questo è ribaltone: ogni volta in cui ho pensato di aver ottenuto il premio, il premio mi è stato tolto di mano e in più a un passo dalla vittoria finale. L’anno scorso ho fatto tre traslochi, ho comprato casa e l’ho ammobiliata in quindici giorni, aspettavo un figlio e questo figlio manca poco mi muore, avevo un lavoro che aveva buone prospettive e mi ritrovo disoccupata.
Per quanto riguarda invece il mio io interiore posso dire di essere una grande… ormai non sono più solo parole, ho dimostrato e continuo a dimostrare a tutti chi sono e cosa valgo, quanto sono e continuo a essere forte, di non aver perso il sorriso, di saper ancora ironizzare sulla vita e sulle bastardate che ti fa.
Spero di non dover scoprire mai qual è il limite di questa mia forza (non so e non voglio sapere se sono in grado di sopportare ancora) ma le risorse interiori che ho dimostrato di avere in questi mesi e soprattutto nel momento clou di maggior bisogno mi fanno affermare a piena voce di essere proprio contenta di me, della persona che ho costruito con pazienza in tutti questi anni, dell’esperienza che ho acquisito sulla meditazione e sul controllo del respiro, che hanno fatto sì che riuscissi a non perdere il capo anche quando mi si prospettava il peggio e non mi rifugiassi in facili fughe come droghe, alcol o psicofarmaci.
Ho partorito così, facendo lunghi e lentissimi respiri, a occhi chiusi, entrando in un mondo sconosciuto e vuoto, quando uscivo imprecavo come fanno molte donne, ma poi subito mi concentravo di nuovo sul gonfiarsi e sgonfiarsi della pancia e il dolore svaniva e ancora e ancora…
E così ho continuato a fare quando i medici mi prospettavano un futuro orribile, quando pensavo che non avrei mai più abbandonato la città dove mio figlio era ricoverato, quando pensavo che la mia vita sarebbe stata distrutta per sempre.
La sera prima di addormentarmi facevo visualizzazioni in cui vedevo me e mio figlio ridere e giocare, ballare, parlare e lo vedevo grande e forte. Vedevo la mia famiglia completa e felice e sapevo che tante altre persone (compagni di classe, colleghi di lavoro, amici, ex fidanzati, tutti quanti) ci pensavano tanto e ci mandavano i loro pensieri positivi.
Quindi penso che per reagire a queste situazioni limite ci siano vari metodi complementari e importanti allo stesso modo.
Il primo è sicuramente avere nel proprio bagaglio delle armi studiate, introiettate ed allenate per anni, da utilizzare proprio quando ne abbiamo bisogno.
Il secondo (a parte le mie visualizzazioni su un futuro più roseo) è vivere assolutamente al presente, alla giornata, non guardare al passato che crea rimorsi o rimpianti, non guardare al futuro che crea angosce, dubbi e paure ma stare esattamente qui e ora e fare fare fare… fare proprio cose materiali (a me per esempio rilassa spazzare o tendere i panni).
Il terzo è pensare di essere in un video game, che tutto sia un gioco, che il mondo non sia reale e che tutto alla fine passerà…
La parola crisi è ripetuta come un mantra da quasi la totalità della popolazione e io che credo nel pensiero costruttore ho paura che se continuiamo di questo passo a non immettere mai positività e buoni propositi, se non cominciamo a sostituire parole d’amore e di speranza, questa crisi non solo finiremo con l’attirarla nelle nostre vite ma la rafforzeremo a tal punto che poi non ci sarà altra scelta.
Se dovessi parlare della mia esperienza personale direi che questo è senza ombra di dubbio l’anno più brutto della mia vita. Me ne sono successe veramente di tutti i colori e la parola che caratterizza tutto questo è ribaltone: ogni volta in cui ho pensato di aver ottenuto il premio, il premio mi è stato tolto di mano e in più a un passo dalla vittoria finale. L’anno scorso ho fatto tre traslochi, ho comprato casa e l’ho ammobiliata in quindici giorni, aspettavo un figlio e questo figlio manca poco mi muore, avevo un lavoro che aveva buone prospettive e mi ritrovo disoccupata.
Per quanto riguarda invece il mio io interiore posso dire di essere una grande… ormai non sono più solo parole, ho dimostrato e continuo a dimostrare a tutti chi sono e cosa valgo, quanto sono e continuo a essere forte, di non aver perso il sorriso, di saper ancora ironizzare sulla vita e sulle bastardate che ti fa.
Spero di non dover scoprire mai qual è il limite di questa mia forza (non so e non voglio sapere se sono in grado di sopportare ancora) ma le risorse interiori che ho dimostrato di avere in questi mesi e soprattutto nel momento clou di maggior bisogno mi fanno affermare a piena voce di essere proprio contenta di me, della persona che ho costruito con pazienza in tutti questi anni, dell’esperienza che ho acquisito sulla meditazione e sul controllo del respiro, che hanno fatto sì che riuscissi a non perdere il capo anche quando mi si prospettava il peggio e non mi rifugiassi in facili fughe come droghe, alcol o psicofarmaci.
Ho partorito così, facendo lunghi e lentissimi respiri, a occhi chiusi, entrando in un mondo sconosciuto e vuoto, quando uscivo imprecavo come fanno molte donne, ma poi subito mi concentravo di nuovo sul gonfiarsi e sgonfiarsi della pancia e il dolore svaniva e ancora e ancora…
E così ho continuato a fare quando i medici mi prospettavano un futuro orribile, quando pensavo che non avrei mai più abbandonato la città dove mio figlio era ricoverato, quando pensavo che la mia vita sarebbe stata distrutta per sempre.
La sera prima di addormentarmi facevo visualizzazioni in cui vedevo me e mio figlio ridere e giocare, ballare, parlare e lo vedevo grande e forte. Vedevo la mia famiglia completa e felice e sapevo che tante altre persone (compagni di classe, colleghi di lavoro, amici, ex fidanzati, tutti quanti) ci pensavano tanto e ci mandavano i loro pensieri positivi.
Quindi penso che per reagire a queste situazioni limite ci siano vari metodi complementari e importanti allo stesso modo.
Il primo è sicuramente avere nel proprio bagaglio delle armi studiate, introiettate ed allenate per anni, da utilizzare proprio quando ne abbiamo bisogno.
Il secondo (a parte le mie visualizzazioni su un futuro più roseo) è vivere assolutamente al presente, alla giornata, non guardare al passato che crea rimorsi o rimpianti, non guardare al futuro che crea angosce, dubbi e paure ma stare esattamente qui e ora e fare fare fare… fare proprio cose materiali (a me per esempio rilassa spazzare o tendere i panni).
Il terzo è pensare di essere in un video game, che tutto sia un gioco, che il mondo non sia reale e che tutto alla fine passerà…
Iscriviti a:
Post (Atom)