Quella che aveva i capelli lunghissimi, capelli che, come racconta anche nel libro, nel suo passato hanno simboleggiato più cose e a un certo punto anche una grandissima svolta.
Una vita intensissima la sua e divisibile in milioni di altre piccole altre vite.
Ho comprato questo libro non appena ho letto che i suoi genitori sono stati per tantissimi anni seguaci dell'ormai famoso OSHO, filosofo, mistico e maestro spirituale indiano.Seguaci a tal punto da andare in India più volte nella comunità di Puna e da risiedere nelle varie comunità di sannyasin sparse in giro per il mondo. Questa esperienza vissuta da Camila di rimando, in quanto scelta comunque imposta dai genitori, l'ha sicuramente arricchita insegnandole cose che normalmente un genitore pensa di insegnare al proprio figlio ma che poi, nella realtà, mai applica realmente (e la media cultura borghese italiana ha questo vizietto del predicare bene e razzolare male): la mancanza del senso di possesso di una stanza propria o addirittura di vestiti propri, la mancanza di tabù sessuali e soprattutto l'accettazione totale e piena del proprio corpo bello o brutto che sia, la fratellanza, l'assenza di gerarchie. Ma quest'esperienza ha avuto per la presentatrice anche degli aspetti più difficili come la difficoltà di reinserirsi in realtà più "normali" e fighette come i licei bene di Milano, il vagabondare in giro per il mondo senza una fissa dimora, ospiti di amici che erano ospiti di altri amici, un certo senso di inadeguatezza o imbarazzo in certe situazioni, la solitudine come quando Camila è stata mandata in una comunità londinese per quattro mesi completamente sola a soli dieci anni, fino ad arrivare all'aver subito un vero e proprio abuso fisico-sessuale da parte di un amico dei genitori.
Il bello del libro è proprio il vedere come Camila s'interroghi e si guardi dentro per ricucire la dicotomia di queste due vite totalmente diverse per non provare più disagio per la lacerazione interna che sente di avere.
E chi di noi non ha mai sentito un conflitto interiore alzi la mano!
Una vita tra pailletes, successo televisivo, soldi e fama e una vita con maglioni arancioni di due taglie più grandi.
I capelli lunghi come simbolo di libertà assoluta, di vita vagabonda e spiritualità e il taglio poi dei capelli di ritorno dall'Inghilterra, quando ormai i genitori avevano deciso di venire fuori da tutto ciò, come simbolo ancora una volta di riappropriazione delle proprie vite e della propria identità.
Un libro ricco di pagine intime, di fotografie, di vita vissuta e anche di dolore.
Allego una delle pagine più belle e che, secondo me, possono essere d'insegnamento e ispirazione anche per noi...
Ho imparato che la libertà è una delle cose più difficili da gestire in modo maturo, saggio e costruttivo.
Che si nasce e si muore da soli, ma che chi si incontra sul cammino rende il nostro viaggio più interessante.
Che soprattutto dalle esperienze più dure si esce rafforzati e cresciuti.
Ho imparato che chi non ha la fortuna di avere un po’ di sfortuna, è sfortunato.
Che niente può essere barattato con la vita, in quanto ricerca, consapevolezza, in quanto vita. La propria.
Che il passato è già stato, che il futuro non è ancora e che l’unica cosa per cui vale la pena di vivere è il momento presente.
Ho imparato che la morte è certa, istantanea, potentissima.
Ho imparato che poi si rinasce. Sempre.
Ho imparato che tutto passa, anche il dolore più acuto, l’ingiustizia più grande, tutto, se paragonato alla vastità dell’universo, assume una piccolezza irrilevante.
Che l’amore ha poco a che vedere con la persona amata, e tutto a che vedere con noi stessi. È uno stato dell’anima proiettato abbastanza casualmente su chi ci sta di fronte.
Ho imparato che l’unico modo per ricevere amore è darne. Tanto.
Che vale la pena di sacrificare tutto per vivere una vita piena, totale, mentre non c’è nulla per cui valga la pena di sacrificare la vita.
Che la verità e l’onestà non sempre vincono, ma chissenefrega! Ti aiutano a dormire meglio e a morire più leggero.
Ho imparato che la solitudine deve diventare la nostra più fedele amica, che conoscerla è molto più utile che non evitarla.
Che vivere avendo paura è la più grande schiavitù che l’essere umano possa conoscere.
Ho imparato che non c’è cosa al mondo che non ci si possa pemettere di sognare. E che niente dovrebbe rimanere solo “nei sogni”.
Che i sogni sono il motore dell’anima, che quando finiscono è la fine.
Che la curiosità è l’unica vera forza vitale: se sei curioso chiedi, se chiedi indaghi, se indaghi ricerchi, se ricerchi qualcosa trovi.
Ho imparato che la gratitudine, quella vera, quella sentita, quella incondizionata, è la più alta forma di rispetto.
Che nella vita tutto torna, ciò che semini raccogli.
Ho imparato che non è la perfezione a renderci attraenti, ma conoscere i nostri demoni e farci pace.
Che per perdonare se stessi ci vuole molto coraggio.
Ho imparato che quando si salta c’è una rete sotto. Sempre.
Per tutte queste ragioni e molte altre che oggi ancora non mi è dato conoscere, io lo rifarei.
Tutto il percorso. Accidentato, disordinato, rischioso.
Tutto, esattamente uguale a ciò che è stato.
Tratto dal libro: Lo rifarei – Camila Raznovich – Editore Baldini Castoldi Dalai – €. 17.00
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