martedì 13 novembre 2012

La Guerra è Dichiarata

Della serie "Volemosse bbbene" lunedì sera siamo andati al cinema a vedere un film francese del 2011 intitolato "La guerra è dichiarata" di e con Valérie Donzelli, interpretato anche da Jérémie Elkaim.
Per chi non sapesse chi sono queste due persone, esse sono nientepopodimenoche la mamma e il babbo del bambino di cui raccontano la storia. 
Bambino di cui all'età di 18 mesi hanno scoperto avere un tumore al cervello, operato immediatamente e senza preavviso, che si è rivelato poi nel corso degli anni anche uno dei più maligni e aggressivi esistenti.

La bellezza di questo film risiede nella diversità, nell'essere totalmente diverso da altri film cupi e drammatici che trattano tematiche simili.

Non solo la pellicola non mostra mai mai e poi mai il bimbo malato, le ferite post operatorie, i segni del corpo sfinito da una lunghissima chemioterapia, ma mostra la forza, l'allegria, la determinazione, l'unione che devono necessariamente esserci per far fronte a un episodio di tale portata.
Avendo vissuto qualcosa di simile posso dire che la regista è stata veramente molto brava nel delineare con pochissime pennellate, mai tragiche mai deprimenti, quello che veramente accade, il dietro le quinte di una tragedia reale.
Il vestirsi lentamente e metodicamente per entrare nel reparto di terapia intensiva, l'ansia per il non sapere mai cosa ti aspetta, il pensare in continuazione al peggio, ma il saper anche riderci su.
La scena più bella del film infatti a mio avviso è quando la sera prima dell'operazione i due genitori ipotizzano tutte le peggiori malattie o traumi che potrebbero colpire il figlio e alzano sempre di più la posta, fino a rendere il tutto talmente assurdo e grottesco da permettergli da una parte di prendervi le distanze  ma anche di prepararsi veramente al tutto per tutto.
Un film allegro, positivo, musicale, ritmato fino all'ultima scena con il bimbo di 8 anni vivo e sano (non gli avevano che dato pochissimi anni di vita) che cammina felice sulla spiaggia con i genitori e strizza l'occhio al pubblico come a dire: "Ce l'ho fatta", "è possibile".
Un'ultima riflessione è da dedicare al fatto che i genitori, per quanto uniti e forti fino alla fine, abbiamo deciso di lasciarsi, di separare le proprie vite amorose pur continuando a prendersi cura entrambi del bambino.

In un'intervista che ho letto c'era scritto che  lo stare insieme non avrebbe che reitarato in loro il ricordo di quei giorni tristi, la sofferenza... tutto ciò era qualcosa da cui volevano fuggire via per sempre.
Banalmente pensiamo che un'esperienza così grande non possa che unire fino alla fine dei giorni due persone che si sono amate tanto e che hanno dovuto soffrire insieme... 
Invece la scelta di questa coppia mi fa veramente ancora una volta affermare che SOLO CHI HA SUBITO UNA COSA SIMILE può davvero capire cosa vuol dire.
Le dinamiche che ne scaturiscono dopo e che sono diverse per ognuno non ci sono date sapere ma vanno sempre e comunqu rispettate.
Voi che ne pensate?

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