giovedì 8 novembre 2012

2012: ANNO BISESTO ANNO FUNESTO. COME REAGIRE?

Il 2012 è stato uno sfacelo totale un po’ per tutte le persone che conosco e a cui voglio bene. Difficilmente ho sentito di qualcuno che quest’anno ha portato a buon fine un progetto o a cui la ruota è girata bene. C’è chi ha perso un genitore, chi ha scoperto di avere una malattia abbastanza grave o comunque degenerativa, chi ha perso il lavoro o chi lo perderà, nella mia città (un po’ come in tutta Italia) i negozi storici stanno chiudendo per fare spazio a grandi catene di distribuzione che finiranno con l’omologarci sempre più o peggio tanti negozi sono rimasti mura vuote senza che nessuno investisse in esse. Fa un’enorme tristezza camminare in vie dove prima circolava la vita, dove c’era “movimento” e dove ora è il nulla. Vuoto. Morte di idee.
La parola crisi è ripetuta come un mantra da quasi la totalità della popolazione e io che credo nel pensiero costruttore ho paura che se continuiamo di questo passo a non immettere mai positività e buoni propositi, se non cominciamo a sostituire parole d’amore e di speranza, questa crisi non solo finiremo con l’attirarla nelle nostre vite ma la rafforzeremo a tal punto che poi non ci sarà altra scelta.
Se dovessi parlare della mia esperienza personale direi che questo è senza ombra di dubbio l’anno più brutto della mia vita. Me ne sono successe veramente di tutti i colori e la parola che caratterizza tutto questo è ribaltone: ogni volta in cui ho pensato di aver ottenuto il premio, il premio mi è stato tolto di mano e in più a un passo dalla vittoria finale. L’anno scorso ho fatto tre traslochi, ho comprato casa e l’ho ammobiliata in quindici giorni, aspettavo un figlio e questo figlio manca poco mi muore, avevo un lavoro che aveva buone prospettive e mi ritrovo disoccupata.
Per quanto riguarda invece il mio io interiore posso dire di essere una grande… ormai non sono più solo parole, ho dimostrato e continuo a dimostrare a tutti chi sono e cosa valgo, quanto sono e continuo a essere forte, di non aver perso il sorriso, di saper ancora ironizzare sulla vita e sulle bastardate che ti fa.
Spero di non dover scoprire mai qual è il limite di questa mia forza (non so e non voglio sapere se sono in grado di sopportare ancora) ma le risorse interiori che ho dimostrato di avere in questi mesi e soprattutto nel momento clou di maggior bisogno mi fanno affermare a piena voce di essere proprio contenta di me, della persona che ho costruito con pazienza in tutti questi anni, dell’esperienza che ho acquisito sulla meditazione e sul controllo del respiro, che hanno fatto sì che riuscissi a non perdere il capo anche quando mi si prospettava il peggio e non mi rifugiassi in facili fughe come droghe, alcol o psicofarmaci.
Ho partorito così, facendo lunghi e lentissimi respiri, a occhi chiusi, entrando in un mondo sconosciuto e vuoto, quando uscivo imprecavo come fanno molte donne, ma poi subito mi concentravo di nuovo sul gonfiarsi e sgonfiarsi della pancia e il dolore svaniva e ancora e ancora…
E così ho continuato a fare quando i medici mi prospettavano un futuro orribile, quando pensavo che non avrei mai più abbandonato la città dove mio figlio era ricoverato, quando pensavo che la mia vita sarebbe stata distrutta per sempre.
La sera prima di addormentarmi facevo visualizzazioni in cui vedevo me e mio figlio ridere e giocare, ballare, parlare e lo vedevo grande e forte. Vedevo la mia famiglia completa e felice e sapevo che tante altre persone (compagni di classe, colleghi di lavoro, amici, ex fidanzati, tutti quanti) ci pensavano tanto e ci mandavano i loro pensieri positivi.
Quindi penso che per reagire a queste situazioni limite ci siano vari metodi complementari e importanti allo stesso modo.
Il primo è sicuramente avere nel proprio bagaglio delle armi studiate, introiettate ed allenate per anni, da utilizzare proprio quando ne abbiamo bisogno.
Il secondo (a parte le mie visualizzazioni su un futuro più roseo) è vivere assolutamente al presente, alla giornata, non guardare al passato che crea rimorsi o rimpianti, non guardare al futuro che crea angosce, dubbi e paure ma stare esattamente qui e ora e fare fare fare… fare proprio cose materiali (a me per esempio rilassa spazzare o tendere i panni).
Il terzo è pensare di essere in un video game, che tutto sia un gioco, che il mondo non sia reale e che tutto alla fine passerà…

1 commento:

  1. io penso che dalle cose peggiori poi alla fine vengano sempre fuori i capolavori.. per citare un grande filosofo moderno "dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior"...e noi che di latame quest'anno ne abbiamo spalato abbastanza adesso aspettiamo e innaffiamo i fiori che nasceranno...

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